Italia, situazione sempre più difficile, non solo per la crisi.
Come in ogni momento di difficoltà, bisogna far ricorso a uno sforzo maggiore di innovazione e cambiamento. Quando i mercati, l’economia e la situazione internazionale è confusa e in evoluzione, stare fermi e non cambiare niente equivale ad indietreggiare. Chi si ferma è perduto, si dice, e leggendo i giornali di oggi è sempre più vero. Ecco tre notizie:
-Libertà economica, L’italia precipita dietro la Namibia (fonte: La Repubblica.it)
-Bot annuali al minimo storico. Nuovo record per il debito pubblico (fonte: Il sole 24 ore)
-Isae: In Europa fiducia ai minimi dal 1985 (fonte: Il sole 24 ore)
Il risultato, e la combinazione di queste tre notizie, messe tutte insieme danno un quandro allarmante. Lo Stato italiano ha un debito pubblico imponente e non esiste ad oggi nessuna misura drastica di riduzione. Siamo come l’operaio in cassa integrazione che continua a pretendere di vedere SKY, e non rinuncia a niente. Lo Stato ad oggi è la prima impresa italiana.
La competitività italiana, e la libertà economica è ai minimi, ed in peggioramento, tanto che creare una nuova impresa risulta più facile in Botswana, o Mongolia..Ovvero burocrazie, statalismo e corruzione pesano e frenano la possibilità di sviluppo economico, cioè di crescita.

Metro Torino
La fiducia di conseguenza non può che essere tale, il singolo deve fare i conti per sopravvivere, mentre lo Stato continua a spendere a debito. Le imprese temono oltre la crisi anche un continuo cambio di tassazione, di leggi e regolamenti. Non c’è mai una situazione di chiarezza è ciò frena gli investimenti e lo sviluppo, meglio andare all’estero.
Allora forse le misure per fronteggiare la crisi e rilanciare il paese dovrebbe essere leggermente diverse:
1) Semplificazione di leggi e burocrazia
2) Favorire al massimo la creazione di nuove imprese
3) Tassazione più equa e semplificata
4) un contratto lavorativo unico e di “base”per ampliare la base di lavoratori
5) Reti informatiche Wi-max e Wi-fi accessibili
Diventa ancora più seria la situazione se si considera che il grado di sviluppo e libertà economica è direttamente legato alla ricchezza pro-capite. Si passa infatti da una media di 40.000 dollari per i paesi a maggiore libertà economica ai 3.900 di quelli a bassisima libertà.

Dollari
Noi le maniche ce le rimboccheremmo pure…chiediamo solo di lasciarcelo fare!