Questa foto è stata publicata mercoledì scorso sul quotidiano spagnolo “El Pais” e pubblicata da “Autoblog.it”, e riprende un piazzale di automobili prodotte e pronte ad essere inviate alle reti distributive.
Non molti analisti o economisti stanno evidenziando un aspetto importante di questa crisi. Esiste indubbiamente un eccesso di offerta di prodotti e servizi. L’idea che l’economia sia sempre in fase di crescita e con indicatori positivi è una distorsione.
La crescita economica di lungo periodo è basata da un’alternanza di andamenti positivi (crescita) e di andamenti negativi o piatti (recessione o stagflazione). Periodi in cui la società chiede un maggiore numero di prodotti e servizi e periodi in cui la richiesta è minore.
Attualmente è indubbia l’esistenza di un eccesso di beni e servizi che giustamente rimarranno invenduti, ed il settore automotive è l’esempio lampante. Negli Stati Uniti è in corso un grosso dibattito, sui principali quotidiani, su tutti il New York Times, dove l’opinione pubblica si è espressa contro il salvataggio delle 3Big General Motors, Ford e Chrysler.
Le società automotive americane, non sono efficienti, hanno una linea di prodotti che non rispecchia più la domanda dei consumatori, con costi maggiori e minore qualità rispetto ai concorrenti giapponesi (Honda, Toyota e Lexus) ed europei Bmw e Mercedes su tutti.
E’ giusto salvare (impiegando ingenti risorse) imprese che producono beni non richiesti dal mercato? E’ giusto impiegare risorse per sostenere una domanda dei consumatori per acquistare beni e servizi non più richiesti o non in linea con il mercato? Come si assorbirà l’eccesso di offerta oggi presente?
Le politiche di salvataggio dei governi e a livello internazionale dovranno tener conto nei loro interventi dei cambiamenti del mercato globale, ed indirizzare i loro sforzi a supportare quei mercati e quelle società maggiormente innovative e più attrezzati a gestire il cambiamento.

